

Ci imbarchiamo su un volo Avianca. Si tratta di un aereo immenso, con sette passeggeri per ognuna delle 30 file. Sono una paesana, essenzialmente, queste cose mi impressionano facilmente!

I nostri posti sono ovviamente nella fila dietro agli unici tre neonati di tutto l'aereo. Ci accomodiamo con un senso profondo di sconforto. Ma incredibilmente, come scopriremo in questo come in altri voli, per uno dei loro incredibili e sofisticati meccanismi, i bambini piangono solo in fase di decollo e atterraggio. Poi spariscono nel rombo di sottofondo dell'aereo.
La notte passa così tranquilla, tra film, partitelle a Tetris e pennichelle. Di tanto in tanto, visualizziamo il percorso dell'aereo con emozione: siamo sopra il Venezuela quando ci servono una colazione non memorabile a base di una specie di involtino primavera affogato in olio freddo e ottima frutta. Ottima frutta senza dubbio non europea. La prima, di tanta diversissima succosa frutta dai nomi per me totalmente nuovi e in cui Christian si tufferà sempre con immensa gioia.
Sono le e 10 di mattina europee (o 4 di mattina americane) della mattina del 25 dicembre 2015, quando atterriamo a Bogotà. E' Natale, come ci è stato ricordato festosamente con lo champagne offertoci sul volo Roma-Londra. Penso ai miei, che si staranno svegliando con calma dopo aver trascorso la sera giocando a carte e festeggiando la vigilia e il compleanno di mamma. Tra poco inizieranno ad aprire i regali che la notte prima, per la stanchezza, non hanno fatto in tempo ad aprire. Ho una stretta al cuore di nostalgia ma lascia spazio alla fase ansia: "Oddio stiamo atterrando! chissà se alla dogana i documenti saranno a posto, se i bagagli non si sono aperti in viaggio e se ci lasceranno passare i dieci pacchi di lenticchie che stiamo portando in dono per distruggere l'ecosistema colombiano!" La mia leggera tendenza all'ansia si disperde nel rassicurante anonimato dell'aeroporto di El Dorado: nuovo, perfettamente climatizzato e pieno di corsie mobili e luci a neon. Identico a qualunque altro aeroporto, se non fosse per una scritta che improvvisamente campeggia di fronte a noi:
Ovviamente io mi preparo mentalmente all'inevitabile: le nostre cavolo di lenticchie saranno scovate, gettate nell'inceneritore e noi arrestati. Christian, che è persona più saggia, si chiede se non sia il caso di parlarne con tizio della dogana, un ragazzetto di 19 anni.
Alla domanda: Possiamo entrare con QUALCHE pacco di lenticchie? risponde fermo: "Si, si, certo"
Per non correre rischi, Chri insiste: "Ma sono LEGUMI, il cartello dice che non si può. Si può?"
"Si, certo, si può!"
Ah, ok! Mi sento già a casa mia.


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